Ma noi donne ce l’abbiamo davvero l’anima multipla?
10 Luglio 2010

A quanto pare noi donne, oltre a possedere una marcata sensibilità siamo fornite di un’anima multipla.
E’ quello che è emerso durante il lasso di tempo nel quale la pausa caffè diventa la fonte delle più svariate conversazioni futili e utili.
Tutte le donne, nessuna esclusa essendo provviste di due anime sovrapposte una sull’altra lasciano emergere una dualità che si contrappone al loro desiderio che mostrano per gli uomini.
Amano l’uomo dolce e sensibile con cui vorrebbero trascorrere tutta la loro vita, perchè con lui si sentirebbero costantemente appagate nell’animo, ma nel contempo desiderano intensamente un uomo molto diverso dal primo con qualità estremamente contrapposte alla dolcezza, ma ricche di brutalità. Desiderano un uomo rozzo e rude, muscoloso e villoso sempre pronto ad esprimere al meglio i suoi buoni propositi sessuali. Una sorta di cavernicolo frequentemente arrapato. Uno stallone maleducato e non disdegnato anche se sudaticcio, che non si sognerebbero di frequentare in pubblico, ma che preferirebbero di gran lunga all’uomo dolce e sensibile in certe occasioni.
Dire che la contraddizione emerge spontanea è un dato di fatto, come lo è quello di questa strampalata convinzione. Ora, non posso parlare a nome di tutte le donne, però per quel che ne so questa teoria delle due anime potrebbe avere qualche fondamento. Se ci penso bene mi pare come l’idea che hanno mantenuto gli uomini da millenni, e cioè quella di portare a letto un tipo di donna che a cose fatte definiscono puttana, e che poi invece sposano quella che fa loro credere di essere una santa.
A me sembra che tutto sommato siamo pari, anche noi donne sogniamo lo stallone, ma ci teniamo molto ad avere accanto un uomo dolce ed educato.
Sarà che siamo diventati uguali?
O forse, ci piace il tipo sensibile perchè capace di comprenderci lasciandoci vivere a pieno la nostra indipendenza, e quello rude malgrado ci eviti o ci cerchi, che ci schiavizzi o che ci ignori a seconda delle circostanze avvertiamo che ci sa prendere soddisfacendo la nostra sessualità. Una parte di noi desiderosa di dolcezza e coccole e l’altra di essere strapazzata da braccia forti e dai modi brutali.
Ma sarà poi vero?
Solaide
Dura più un divorzio che un matrimonio
1 Luglio 2010

La soluzione non si trova. I perchè rimangono privi di risposte. I casi si moltiplicano senza un perchè apparente. Sono tanti in cui la separazione è inevitabile, ma pare alquanto strana quando avviene soltanto dopo nemmeno un anno dal matrimonio. Chi è costretto a dover prendere decisioni non sempre felici, come quella di una separazione si trova a dover affrontare problematiche che sino a quel momento gli sembravano sconosciute, ma quando la vita condivisa insieme traballa di brutto senza trovare quel giusto equilibrio, è bene separarsi. Benedetto divorzio, mi ripeto delle volte, viene in aiuto e tutto sommato semplifica la vita, magari dopo lunghe ed estenuanti battaglie in alcuni casi, mentre in altri è una sorta di liberazione, ma pur sempre un civile modo per mettere fine ad un matrimonio che non trova una via d’uscita, non dimenticando che, purtroppo lascia il suo strascico di sofferenze.
Gli alti e bassi sono d’obbligo dopo tanti anni di matrimonio, ci si risolleva dopo qualche battaglia intrapresa, e a volte, ci si ritrova a desiderare di voler vivere soli. Come fanno quelle coppie che sembrano sempre felici, privi di problematiche di ogni genere, e che non fanno altro che stare sempre insieme ogni momento della giornata me lo chiedo. Anche perchè stare insieme sempre, e di continuo diventa una forzatura involontaria dove addomesticare le voglie risulta una necessità. Il riferimento non è sessuale, ma è riferito alla routine nella quale si accondiscende senza accorgersene in tempo. Mi rendo conto che facile non è, perchè mentre il tempo passa inesorabile le cose cambiano, e a volte si evita di occuparsene, che in alternativa, se lo si facesse si sarebbe in grado di mettere fine a certe cose che portano incomprensioni. Forse la causa di tutto potrebbe derivare dal modo di amare che cambia, e che induce a non tollerare e rendere tutto insostenibile, perdendo la capacità di sacrificarsi per l’altro, e quello che si presenta è un quadro diverso nel quale non si riesce a ritrovarsi.
Se viene meno la fiducia insieme al rispetto l’amore finisce davvero?
O rimane invariato, magari relegato da qualche parte in attesa di una conferma per potersi manifestare ancora o annientarsi dietro un angolo qualunque della nostra mente, e mettere in atto il distacco definitivo dalla persona che un tempo amavamo?
Le risposte tuttavia si trovano, e sono prettamente dettate dalle esperienze vissute, ma che spesso capita di non riuscire a mettere in atto per via dell’egoismo o della troppa accondiscendenza.
Se solo si evitasse di dimenticare di quanto bello era il tempo prima, forse niente lo renderebbe torbido.
Ma il tempo passa e i matrimoni pure.
Sperare che il proprio regga ancora dopo diciotto anni è forse sbagliato?
Ma quanta energia serva non lo dico neanche, tanto è risaputo a chi ha contratto matrimonio.
Solaide
Il lavoro ed il calcio intesi su piani diversi
26 Giugno 2010

Da qualche giorno gli italiani si lamentano, offendono, infangano la credibilità o la professionalità di questo o quell’altro, e le loro diatribe verbali occupano chilometri di fogli di quotidiani, infinite ragnatele della rete internet, di ore spese a parlare su televisioni pubbliche e private. Tutti a dire la loro su un fenomeno popolare si, ma di non vitale importanza non tenendo conto che il calcio è soltanto un banalissimo sport, e lungi da me dal voler denigrare il suddetto sport, trovo comunque, tutto questo interesse mostrato per il pallone molto esagerato. Questo non è un fattore di grande rilevanza da scomodare politici ed opinionisti di rango o meno, che non perdono occasione per mettere su teatrini per un qualsivoglia fenomeno. Che l’Italia abbia perso ai mondiali è un fatto, ma che se ne faccia un affare di stato è senza dubbio esageratamente fuori luogo. Di tutti i soldi che spendono per mantenere in piedi una squadra di calcio, allenatori e non so chi altri compreso, vige una sorta di segreto durante tutto l’anno, ma ora che è stato reso pubblico la quantità di euro spesi si scoprono cifre che farebbero rabbrividire qualunque paperon dei paperoni. Tutto questo non è concepibile. Moltissimi italiani hanno espresso liberamente i loro giudizi nei riguardi dei calciatori e del loro allenatore, accusandoli di negligenza, e malgrado l’inadeguato risultato da essi ottenuto hanno intascato comunque il compenso assegnatogli da chi di dovere. Tutti a parlarne placidamente prima, ora tutti scandalizzati.
Ma come mai ci si scandalizza solo quando una squadra di calcio perde una partita dei mondiali, e si fa finta di ignorare i loro guadagni quando i medesimi calciatori perdono durante altre occassioni?
Se si è coerenti lo si deve essere in ogni caso, e non quando fa comodo. Da premettere che di calcio non ci capisco niente, e neppure mi piace. Non guardo mai le partite e tanto meno conosco i calciatori e le loro imprese. Ma pur ignorandone le caratteristiche tipiche mi pare che da quando l’Italia è stata sconfitta ai mondiali le parole o parolacce si sono susseguite sino a toccare gli estremi della ragionevolezza.
Quello che vorrei sottolineare è che gli italiani si sono sentiti in dovere di sentirsi addirittura offesi da un tale risultato, e fin quì nulla da dire, ma c’è da ridire che sempre gli stessi italiani si trasformano misteriosamente quando si tratta di argomentare, e far sentire la loro voce su fatti che riguardano cose molto più importanti di una partita di calcio, come conservare i diritti dei lavoratori o tentare quanto meno di contrastare i rischi di licenziamento che si corrono quando un’azienda italiana preferisce licenziare i suoi lavoratori italiani, e aspira a mettere radici in un paese che non è il nostro, lasciando in braghe di tela migliaia di lavoratori, in quel caso quegli stessi italiani che hanno sbraitato chissà perchè tacciono. Vengono colpiti da un mutismo generale assoluto, dove l’esigenza che caratterizza l’espressione di pensiero vaga altrove invece di rafforzarsi e farsi valere. Queste sono delle contraddizioni che lasciano perplessi. Perchè la gente si infervora tanto per un pallone che è andato fuori rete, e non gli importa un accidenti se viene licenziata?
Ma che razza di persone siamo noi italiani?
Solaide
Gli scontri mai sopiti tra suocere e nuore
22 Giugno 2010

Non so se è una costante comune a molte donne quella di doversi scontrare costantemente contro altre donne, soprattutto se queste ultime ricoprono il ruolo di suocere, e le prime quello di nuore con tutte le conseguenze che il caso presenta. Le ostilità mettono a repentaglio il quieto vivere di una coppia già di suo, figuriamoci se generate dagli atteggiamenti intrusori dei componenti della famiglia di origine della coppia.
A volte, si rischia addirittura la fine di un rapporto per cause che stanno al di fuori dalla volontà della coppia stessa, dovuti ai comportamenti di madri un tempo amorevoli che diventano insostenibili suocere.
D’altro canto quello di suocera è un ruolo che la maggior parte delle donne ricopre prima o poi nella propria vita, e che purtroppo non accettando il cambiamento usano i figli come bersaglio delle loro inadeguatezze.
Che sia motivo di qualche sofferenza vedere allontanare da casa i figli è comprensibile, ma quello che non lo è, è l’assoluta negazione di farsene una ragione, e per questo rimane inaccettabile.
Alcune suocere pensano di mostrarsi dalla parte della nuora credendo che quest’ultima abbia preso il loro posto, e pertanto con i loro atteggiamenti le obbligano quasi a continuare a comportarsi da madre come facevano loro
quando il loro bambinone viveva tra le loro grinfie. Dimenticano così che al contrario del loro, una nuora ricopre il ruolo di moglie, che neanche a dirsi è un ” tantino “ diverso.
Ovviamente queste due categorie di figure, che fanno parte di una famiglia trovano invalicabili certi atteggiamenti
pretestuosi come quello dell’intrusione di una suocera o quello poco disponibile di una nuora.
D’altronde come si fa a dare torto ad una nuora accusata di inconpetenza del ruolo di moglie per non aver preventivamente fatto assumere la dolce euchessina, piuttosto che le prugne rinsecchite della california trascurando così l’intestino del marito, come avrebbe fatto una madre nei confronti del suo figliolo?
Di fronte ad una evenienza di questo tipo ci si discosta spontaneamente da una suocera di questo rango, capace di
intrigarsi anche delle funzioni intestinali del suo adulto figlio, cercando in tutti i modi consentiti dalle buone maniere di tenerla il più distante possibile, cosa alquanto difficile da ottenere, poichè essendo la madre del marito è assolutamente impossibile che una cicostanza del genere possa verificarsi.
Quindi, cosa fare?
Le competizioni e le invidie, insieme alle gelosie tra le parti sono sempre state una invalicabile costante dalla quale difficilmente se ne è mai venuto a capo. I dialoghi da pacati si sono spesso trasformati in interpretazioni infuocate volutamente costruite. Una volta la suocera e l’altra la nuora hanno generato le loro stizze in base ad argomenti o avvenimenti originati da un qualsivoglia pretesto, trasformandole in vere e proprie discussioni sfociate poi in consuete assurde, e poco costruttive situazioni.
Mandar giù i vaneggiamenti o le intrusioni di una suocera risulta una impresa impossibile.
Neanche staccare il telefono o chiudere le imposte di casa per tenerla alla larga esiste scampo, perchè una suocera ti perseguita ovunque, solo per il fatto che sei sua nuora.
Ma il fatto di essere donne non dovrebbe renderci solidali?
Solaide
La solitudine è come una crema che si spalma addosso
12 Giugno 2010

So di avere coscienza del mio modo di essere, che in tutta sincerità può persino sembrare un comunissimo e banale comportamento, se non fosse per quella sorta di auto ironia, che spesso metto in atto per superare certe insidie che mi portano alla tristezza. E’ un fattore comune alla maggior parte della gente voler assaporare un pò di dolce malinconia, che trovo abbia una certa parentela con la tristezza, ma che riveste un ruolo diverso, e spesso si confronta con un piacere personale nel momento in cui si rimane in solitudine a rimuginare su questo o quell’altro pensiero che ci appartiene. Tuttavia, capita anche di dover fare i conti con quella cosa che ci appare non ben definita, ma che ha tanto a che fare con la sofferenza che si prova quando si è soli, o meglio immersi sino al collo nella solitudine.
Ammetto che può sembrare poetica, ne parlano i filosofi e ne espletano varie considerazioni gli psicologi e sociologi. Tutti a trattare l’argomento, così lo definiscono e scrivono infinite parole a dimostrare le varie tesi in cui credono.
Nulla da dire, d’altronde lo fanno per mestiere. Aiutare la gente è il loro compito. Che non ne ho mai interpellato uno sicuramente si nota da quello che scrivo, una mente aperta si accorge delle lacune psicologiche e culturali di una persona ed io ne ho tante. In ogni modo ci ho convissuto insieme da quando ho avuto coscienza di me. Di anni ne ho qualcuno, e tra qualche mese ne avrò uno in più, tutti vissuti all’insegna del cosiddetto dovere pensando prima al benessere degli altri e infine al mio, quest’ultimo che soddisfavo e soddisfo se avanzo le forze e la voglia. Ecco, è proprio la voglia quella che mi frega, e non ho idea se la causa di non andare avanti per occuparmi di me stessa derivi dal fatto che mi stanco mentalmente o semplicemente perchè ci sono periodi che di me, me ne frego alla grande. E quando ciò si verifica mi tuffo in un mondo tutto mio solitario e inaccessibile a chiunque. Mi ci immergo e ci rimango, e nonostante rivesta ugualmente il mio ruolo di donna che lavora e che si occupa della famiglia e dei figli, il mio stato d’animo rimane sospeso nella solitudine. E proprio in solitudine che raggiungo il limite dell’autolesionismo psicologico. Mi faccio del male con i pensieri che mi fanno star male ed il risultato è una costante voglia di auto commiserazione mandando all’altro mondo l’autostima, insieme a tutto ciò che rende degna una persona di vivere. Divento simile ad un animale in gabbia che è appena stato catturato e tenuto dietro le sbarre in un piccolo spazio angusto, e che nonostante tutto ci rimane senza replicare, ubbidendo ai comandi di un carceriere immaginario. Non so se questo abbia realmente a che fare con uno stato di solitudine o è soltanto dovuto ad una sorta di abbandono della realtà. Non ne ho idea, e ci sono delle volte che non ho interesse a scoprirne la motivazione. Questo è uno di quei periodi. E’ arrivato improvvisamente senza preavviso, e quello che provoca è davvero insopportabile. Mi piacerebbe sparire dalla quotidianità, e non perchè la mia famiglia mi infastidisce, ma soltanto perchè non riesco a occuparmi di loro come sempre faccio, coccolandoli ed esaudendo anche i loro piccoli o grandi bisogni. Percepisco nell’aria i loro desideri ed io mi occupo di fare in modo che possano essere felici, mettendo tutta me stessa, affinchè questo possa verificarsi. Ma quando giunge questo brutto momento tutto cambia, perchè il mio fare si limita alle concretezze tralasciando quei desideri dei miei figli e di mio marito e mi abbandono trovando rifugio nel mio mondo.
Parlare dei miei malesseri su questo blog era fuori dalla mia volontà. Desideravo parlare di cose che hanno un sapore un pò allegro, e niente piagnistei o lagne. Invece, è accaduto che mostrassi anche il lato peggiore di me.
Un pò mi dispiaccio, e forse sarebbe stato meglio fare a meno di scriverlo.
Almeno la schiettezza è rimasta invariata, malgrado il mio cambiamento di umore, e così eccomi in tutto il mio peggior splendore ![]()
Sento di provocare fastidio in chi leggerà queste mie considerazioni, sempre ammesso che arriveranno sino alla fine.
So che infastidisce sapere o semplicemente leggere di qualcuno che ha dei problemi, forse perchè siamo tutti immersi nella nostra vita, che spesso non manca di problematiche e farsi carico, anche solo leggendo di quelle degli altri può risultare insopportabile.
Lo comprendo, anche se è poco condivisibile, però condivido a pieno questo pensiero di Stendhal, il quale recita:
” Si può acquistare tutto nella solitudine, eccetto un carattere “
Solaide
Un ex è come un diamante, è per sempre
11 Giugno 2010

In realtà, anche se può sembrare un’affermazione banale o una frase fatta, noi tutti prima o poi transitiamo per una certa strada vivendola a pieno o meno per poi fermarci, dopo un certo lasso di tempo, in quella dove risiedono gli ex.
Già, gli ex, cosa sono e cosa comportano nella vita di ognuno quando, appunto vivono ormai nel nostro passato?
E perchè, spesso sono oggetto di discussioni tali da provocare inconvenienti più o meno spiacevoli?
Forse, proprio perchè hanno fatto parte di un periodo della nostra vita che non ci riguarda più, ma che ingelosisce coloro che, invece fanno parte del nostro presente.
A volte un ex può risultare fastidioso se permane come ombra nella nostra vita. Sembra come un fantasma che ci segue, e che ci costringe a condividere il passato, di nuovo, nel nostro presente. In genere questo genere di cosa accade quando l’ex in questione è il fidanzato di un tempo, che per qualche oscuro motivo rimane a vagare senza meta nella mente del compagno o della compagna del nostro presente, e provocando conseguenze non sempre piacevoli, se a causare tali ombre è la gelosia.
Si palesano grossi guai per chi subisce la gelosia, perchè quest’ultima è proprio da consiederarsi una brutta bestia.
Incomprensibili situazioni vengono a crearsi ed irrimediabilmente oscurano la vita di coppie, che razionalmente non dovrebbero avere, o crearsi problemi che riguardano il passato dei propri compagni di vita, ma che per oscuri motivi invece si manifestano oscurandone l’orizzonte.
Pare sia assodato il fatto che discussioni inerenti agli ex, come gli ex amici, o ex compagni di scuola, o ex colleghi non siano causa di scompigli tali da mandare in tilt certe teste farcite di stupide gelosie. Al contrario, se l’ex è un fidanzato o fidanzata allora la cosa assume carattere diverso. Alla fine dei conti, sebbene queste figure fanno parte del nostro passato, con loro abbiamo percorso un pezzo della nostra vita, pertanto non possiamo, e tanto meno dobbiamo disfarcene, nel senso prettamente figurativo si intende, solo per fare un favore a chi non è in grado di comprendere. Nel nostro presente queste persone sono lontane oramai, proprio perchè fanno parte del passato, e quindi da considerarsi degli ex, come del resto ex lo siamo noi per loro.
Ex siamo ed ex rimarremo, per sempre.
Se siete stupiti dalle mie riflessioni, che rasentano l’idiozia, e vi starete chiedendo da dove mi sorgono vi chiedo soltanto di non impazientirvi, e non definitemi con quell’appellativo che avete in mente, e che sicuramente starete pronunciando. Voglio buttare uno spiraglio di luce sulla cosa esaudendo la vostra curiosità. Parlare di ex comporta una sorta di strana fenomenologia in alcune persone, capaci di asfissiare con domande sempre uguali, e sempre più insopportabili. Ovviamente arricchite con sapienti e colorite espressioni, ricche di appellativi di cui tanto amano recitare. Tutte dedicate ai soggetti del loro presente, fidanzati o mariti o mogli che siano.
Mi ripeto spesso che costoro possano riuscire a controllarsi emotivamente, e malgrado io non perda mai la speranza che ciò possa verificarsi, trovo difficile, purtroppo un loro rinsavimento.
Hai voglia a sperare!
Solaide
Anche se cadono un uomo non perde mai la testa
6 Giugno 2010

Certe personalità, come la mia, sono affette da strane protuberanze come quelle che affiorano sulla pelle degli adolescenti nel periodo vulcanico, in cui i foruncoli producono quel fenomeno incessante di moltiplicazione.
In poche parole, mi faccio inutili e paradossali riflessioni tipiche a quelle cose mentali che definiscono seghe.
Sebbene io non ne abbia mai fatto parola con me stessa, perchè mi sembrava una naturale conseguenza che riguarda il tempo che passa, la cosa è venuta comunque alla ribalta. Improvvisamente mi sono soffermata a guardare quel cambiamento che stava avvenendo sotto ai miei occhi, ma che il suo manifestarsi lento e naturale me lo aveva reso quasi inaccessibile: la stempiatura di mio marito.
A parte il fatto che il testosterone da, e quando provoca i primi effetti collaterali si sa che si riprende ciò che ha dato, e che anche se, non è la migliore delle ipotesi da perseguire rassegnarsi all’inevitabile è l’unica strada da imboccare. Sembra una rinuncia perpetrata a prescindere, in realtà è solo un volerne prendere atto. Detto questo per ora, mio marito, se pur stempiato, è rimasto lo stesso uomo di sempre.
I pochi capelli in testa non gli hanno certo causato grossi traumi, anche perchè guardare suo padre gli forniva la consapevolezza di guardarsi allo specchio. Rincorrendo i tempi ha dato un taglio netto alla sua incolta chioma, la quale gli ha reso un maggiore fascino, tipico degli uomini brizzolati.
Lo guardavo dalla finestra rincorrere la palla, che i nostri figli gli avevano tolto tra un salto e l’altro, nei pressi del canestro situato accanto alla porta del garage. Ma lui agile e scattante, ha fatto rimbalzare la palla sotto le sue mani lasciandosi rincorrere prima di fare canestro.
Vederlo così, con l’aria scanzonata, pronto a farsi prendere un po’ in giro da coloro che lo adorano, mi ha riportato una ventata di aria nuova, di quelle che ti fanno star bene, e questo malgrado io sia ancora arrabbiata con lui.
Solaide
Le inibizioni ci perseguitano?
3 Giugno 2010

E’ solo una domanda rivolta a chiunque, e chiunque può ritenersi libero di rispondere o meno.
Riflettevo sul fatto che sui blog si scrivono di argomenti di ogni genere, si spazia dalla poesia all’amore, dal sociale alla politica, dal personale a quello prettamente intimo.
Ecco, proprio su questo vorrei soffermarmi. Mi chiedevo se raccontarsi profondamente trovi un senso nella concretezza o sia determinante nel renderci, o meglio, nell’indurci ad essere più onesti con gli altri, e prima di tutto con noi stessi.
Qualcuno potrebbe rispondere dicendo che ognuno scrive di quel che gli pare, senza tanti ma, e meno che meno, se.
Intanto però una se lo chiede, e male che vada può trovarsi di fronte a pareri discordardanti e lontani dai propri, e nulla di più. Non so se parlare di sè e raccontare le cose più intime, magari in un momento nel quale lo sfogo ci appare come unica fonte di benessere, possa in qualche modo renderci fragili, e persino spudorati.
Il pudore è una cosa dal quale mi sono da sempre tenuta molto vicina, nel senso che pudica lo sono stata e un pò lo sono ancora. Solo che da qulche tempo ho deciso di liberarmene, tanto non fa male.
E poi che male c’è a non avere pudori nel raccontare le cose più intime che ci riguardano?
Non è che io lo abbia fatto, ma l’idea di poterlo fare mi stuzzica.
Vi è una motivazione di base che mi induce però a trattenermi dal farlo, il fatto che il presente blog lo legge mio marito. E non è un modo per mettere le mani avanti perchè non ho nulla da nascondergli. Solo che spesso, mentre le mie dita corrono sulla tastiera e la mia mente stabilisce di pensare certe cose da riversare poi sul blog, succede una sorta di blocco. Qualcosa mi trattiene dal farlo. Come unica spiegazione potrei pensare che inconsciamente desidero che mio marito non sappia tutti i miei pensieri, e forse è questa la verità. Sebbene io mi ponga tali domande rifletto sul fatto che mio marito ed io siamo una coppia ormai consolidata ed anche se a volte sorge in me improvvisa la voglia di mandarlo a quel paese rimane comunque il compagno della mia vita di cui nutro solidi e profondi sentimenti. Questo lui lo sa, come saprà che vorrei liberarmi di certe inibizioni legate al mio voler dire. Non so se riuscirò mai a parlare di me nel senso pieno del termine, ma poi mi chiedo se è proprio necessario volerlo fare e come risposta soprassiedo, almeno per ora.
Forse l’unico posto nel quale possiamo sentirci veramente liberi è nella nostra mente, che è al di fuori di ogni probabile incomprensione. Ma che potrebbe rivelarsi il contrario e che potrebbe creare delle conseguenze decisamente pericolose se ci liberassimo di tale libertà. Nel raccontarsi vi è un limite, serve delimitare un confine in modo da evitarci di venirne intrappolati.
Solaide
Gli uomini sconvolti dai peli superflui
1 Giugno 2010

A matrimonio avvenuto noi donne siamo soggette a cambiamenti, che agli occhi del marito possono risultare misteriosi. Tali cambiamenti comprendono sia la personalità, e spesso pure le nostre sembianze. Inaspettatamente forti mal di testa o stanchezza cronica, mai palesate prima si manifestano improvvise in situazioni che anticipano certi momenti, causando inevitabili sconvolgimenti in quel povero uomo che si sente obbligato a lasciarci riposare placidamente prima di riuscire a trovare la quiete. E suo malgrado doversi accontentare di un nostro casto bacetto sulla guancia prima di sprofondare in una immensa delusione.
Inaspettato diventa pure il nostro giro vita che si allarga misteriosamente. La causa è presto detta, dopo aver trascorso la vita pre matrimoniale sotto il regime serrato di diete perenni vi abbiamo rinunciato, perchè tanto ormai diventate mogli ci è sembrato opportuno allentare il rigore, strafogandoci tutte le volte che la fame ci ha attanagliato.
La cosa diventa un problema serissimo e l’unica arma per prevenire il disastro dei cuscinetti, che usa un marito disperato è quello di prenderci in giro senza andarci troppo per il sottile. Poichè prevenire è meglio che rammaricarsene, è meglio essere tempestivi, anche perchè ne va della sua erezione.
Un marito sa cosa comporta mettersi contro la propria moglie, ma essenso spinto da una fiducia motivata pensa che quello che fa serve allo scopo di aiutare la propria compagna e di evitarle situazioni disastrose. Anche se si lascia trasportare dai ricordi, e rammenta le gambe lisce e vellutate della moglie allora fidanzata, chiedendosi con grande rammarico come si sono trasformate in carta vetrata, come dicasi altrettanto per la paglietta d’acciaio che ci sta in mezzo viene preso dallo sconforto.
Solaide
Modelli sociali: miseria e nobiltà
30 Maggio 2010

Un tempo si viveva con quello che si guadagnava e si facevano pure dei sacrifici per mettere una parte dello stipendio o salario da parte. I cosiddetti sacrifici erano volti ad uno scopo senza il quale non aveva senso invecchiare. Dopo aver messo su famiglia era doveroso pensare al domani, alla vecchiaia propria e alla giovinezza dei figli. A quei tempi si pensava a questo, soprattutto se non guadagnavi molto, al contrario invece se lo stipendio che entrava in casa era notevole certi sacrifici venivano meno. La vita diventava più agiata e di conseguenza più serena, almeno dal punto di vista economico. Al giorno d’oggi pare che le cose siano cambiate, persino il sacrificio non si sa neanche cosa sia. La gente si lamenta perchè non ha euro da poter spendere, ma nonostante tutto spende comunque. Le settimane si sono accorciate e non per via del tempo ma a causa dei soldi che non bastano. Lamentarsi è facile, quello che è difficile è non farlo. Pare sia diventato un’obbligo dal quale non ci si possa esimere quello di associarsi alle lamentele, ma nonostante le disfatte sociali si continua comunque a vivere. Si compra il cibo possibilmente il migliore perchè i media ci propinano il valore della qualità dei prodotti, si acquistano automobili enormi e costosissime senza badare ai costi di mantenimento della stessa. Si continua a vestirsi alla moda e ci si lamenta comunque.
Ora, mi domando ma se non ci sono soldi da spendere come fa la gente a fare tutte le cose che pretende di voler fare?
Quali risorse mette in campo per fare il sorpasso della terza settimana del mese?
Non ho intenzione di offendere e tanto meno denigrare l’intelligenza o le tasche di nessuno. Voglio soltanto dire, o meglio mi è stato insegnato, che se non hai i fondi utili è meglio fare economia senza lamentarsi, perchè altrimenti tutto diventa esageratamente patetico. E guadagnarsi i fondi significa sacrificio a priori, perchè bisogna impegnarsi nella vita studiando e migliorando per far si che la propria professionalità diventi garanzia di sostentamento dignitoso. Se non ci si preoccupa del proprio futuro con il cavolo che si riesce a superare la terza settimana del mese.
E poi non diamo le colpe addosso a chi i soldi se li è guadagnati e può permettersi il lusso perchè se lo sono guadagnato. Direi che dovremmo dare un taglio all’assistenzialismo. Se non ricordo male è da una vita che ci si lamenta che i governi che usano forme di assistenzialismo dovrebbero smettere di farlo, magari indirizzando verso qualcosa che possa creare una sorta di ricchezza e autonomia a quei popoli. In poche parole bisogna tirarsi su le maniche senza piagnistei e lagne. Si sa che le esigenze in una famiglia sono numerose, ma se non si riesce a farvi fronte bisogna necessariamente dargli un taglio. E’ inutile farsi idee sulle vacanze a tutti i costi, non andarci non procura certo la mancanza di aria nei polmoni. Si vive ugualmente. Non è mica obbligatorio portare in tavola aragoste e filetto, perchè se porti sardine e pollo ci si nutre ugualmente. Invece ci si lamenta perchè pare sia indispensabile nutrirsi di filetto senza contare gli sprechi che puntualmente vengono perpetrati quotidianamente.
Si tende a dare le colpe dei nostri disastri sempre agli altri, magari offedendo deliberatamente questo o quel personaggio che mostra la propria disponibilità economica, dimenticandoci di quello che siamo e di quello che siamo riusciti a realizzare o non per noi stessi o per chi ci vive accanto.
La vita è frutto delle nostre scelte e noi ne acquisiamo le conseguenze. Se imparassimo a ritrovare il buon senso forse le cose troverebbero più consistenza. So che non è facile vivere con meno di mille euro al mese e dover mantenere la propria famiglia, ma so anche che se la famiglia tutta contribuisce con le possibilità di ognuno si riesce a vivere comunque, e le lamentele lasciamole andare via lontane e preoccupiamoci di vivere una vita dignitosa. Perchè anche se si passa il tempo a lagnarsi non vi è nessuno che ci toglie le castagne dal fuoco, e al giorno d’oggi è più che complicato tenersi stretto il conto in banca che le caldarroste.
Solaide


